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Credo che questo romanzo sia una sorta di trattato filosofico sulla vita. Per questo motivo coinvolge e affonda continuamente il lettore anche laddove le idee non ci appartengono e provocano dalla distanza. 

"Allora, cosa si prova? Io ho provato sgomento. Perché, ho pensato, non è bene che una cosa che vive duri troppo a lungo, che duri oltre il tempo e l'epoca che spetta a ciascuna cosa. Ora quest'ulivo vive nel dolore, ho pensato, in un tempo che non è il suo. Ha le sue radici nella solitudine."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.7)

Il viaggio è il primo degli argomenti. E' nel titolo e nel midollo del protagonista. Il viaggio è un ritmo da tenere. 

"Dal punto di vista di père Foucauld, la cosa che più conta di un viaggio è non smettere di viaggiare. Così scrive:«Non cedere alla tentazione di fermarsi è ciò che dà senso all'andare, ciò che lo rende veramente utile e veramente bello. Agli occhi di Dio, agli occhi dell'Universo, agli occhi di chi incontri nel cammino»."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pagg.10-11)

"Père Foucauld ha lasciato scritto:«Solo quando non so dove andare so che arriverò da qualche parte. Solo quando ho una meta so che non arriverò mai»."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.50)

Seguire quindi il ritmo dell'esistenza e concentrare tutta l'attenzione sul corpo.

"Le mani. Le mie mani sono forti e delicate. E' così che mi sono venute per parte di padre, e fatte in questo modo mi sono molto utili per fare bene il mio lavoro. Non faccio cadere una goccia d'acqua se mi servono da bicchiere, non lasciano scappare una piuma se servono da nido."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pagg.19-20)

"Dice père Foucauld che non si può scegliere chi amare, né come amarlo. «Neppure Dio ha potuto scegliere chi amare,» ha scritto. E ancora: «Possiamo amare solo chi incontriamo, e dunque sono i nostri piedi che scelgono chi ameremo»".

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.59)

Colpiscono poi, e travolgono nelle loro poetiche profondità, le citazioni con cui l'autore esprime l'amore e l'ammirazione del protagonista per il proprio padre.

"Dinetto era un tappollista. Significa che faceva quello che gli altri generalmente non riescono a fare: trovare una soluzione semplice per un problema complicato."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.46)

"Mi piaceva essere figlio di un proletario, mi piaceva la parola. Me l'aveva spiegata: «proletario» vuol dire che un uomo possiede solo la sua prole. Io ero la prole di mio padre ed ero contento anche di essere la sua unica proprietà."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.128)

Un amore vero che, puro, quando è allargato al legame indissolubile della famiglia, è sigillato nelle parole di un amico del protagonista: 

"Tornando all'Assekrem, la sera, Jibril mi ha chiesto con molta delicatezza se ero rimasto contento della mia visita a Jasmina. Non gli ho risposto, gli ho fatto invece una domanda:«Sei felice, Jibril?»
La luce del tramonto si era fatta morbida e Jibril aveva tolto gli occhiali da sole. Tra le bande della shesh si muovevano liberi i suoi occhi. Erano occhi lucidi e mi sembravano lucidi di contentezza. Mi ha guardato con condiscendenza, come se gli avesse parlato un fratello minore. Ha liberato le labbra dalla shesh e mi ha risposto con queste parole:
«Mi sono sdraiato sul tappeto di mia moglie, ho cotto del pane, ho portato i miei figli a piantare un dattero nel giardino di mio padre».
La shesh di Jibril non è turchina del colore tagil, ma verde del colore dell'Islam."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pagg.60-61)

Il trattato filosofico sulla vita, per compiere una indagine davvero completa, non può esimersi dal dolore. 

"Singolarmente, père Foucauld non parla mai della guerra, se non in un'unica occasione:«Non ci sono sopravvissuti a una guerra, solo resti viventi. Dovremo andare nei campi e nelle città a raccogliere questi resti e custodirli, pregando Dio giorno e notte perchè nella Sua infinita carità compia il miracolo di ricomporli in esseri viventi»"

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.7)

Il dolore che c'è, il dolore che fa parte della natura umana e da cui è possibile allontanarsi esclusivamente con un atto di fede. 

"Ascolta, Jibril. Père Foucauld ha scritto che se un uomo crede in modo sufficientemente fervido, agli occhi di chi lo guarda diventa irreale. E più tenacemente crede, più ciò in cui crede diventa irreale quanto lui. Dice che tutto ciò è bellezza. Dice che questa è l'utile bellezza dell'uomo e del suo credo agli occhi di Dio e dell'Universo."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.126)

Un trattato filosofico sulla vita o, meglio, la vita trattata filosoficamente. 

"Sto imparando che non serve sempre saper vedere una ragione, che si può essere nudi e scalzi di qualsiasi ragione e non per questo essere meno veri di un fuoco acceso nella notte."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.141)

Il viaggiatore notturno si sofferma per pochi istanti al nostro fianco e per noi accende un fuoco. Nel buio ora finalmente si intravvedono le nostre radici. Affondano nella solitudine anch'esse, a reggere un peso sublime. 

"«Accettare il mistero, vivere portando il mistero con sé, fa di qualunque uomo un profeta,» ha scritto père Foucauld."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.236)

 

"«Va' a dormire, jacuija,» sussurra Jibril, «va' a riposare, o le stelle ti cadranno addosso»."

(Maurizio Maggiani, Il viaggiatore notturno, RCS Libri, Milano (2005) 2011, pag.91)